Questo post è la versione blog della mia newsletter mensile, ospitata su Substack. Se vuoi iscriverti e ricevere le prossime puntate via mail, clicca qui.
Meglio tardi che mai è una rubrica in cui scendo a patti col ritardo cronico dei miei consumi mediatici. Seguitemi mentre recupero libri, film e videogiochi che tutti hanno già letto, visto e giocato.
📖 Ho finito di leggere la saga di Blackwater (1983, Michael McDowell), di cui avevo già parlato qui e qui. Dire che li ho divorati è riduttivo: questi libri mi hanno travolto come un fiume in piena (battutona!) e il risultato finale è stato superiore alla somma delle parti. Non mi dilungo perché il prossimo monografico della newsletter sarà dedicato proprio a questo argomento, o meglio a un dettaglio che mi ha ossessionato al punto da volerne sapere di più. Arriverà la settimana prossima.
📖 Forse ricorderete che la mia personale sorpresa del 2025 era stata Spin (di cui avevo scritto qui). Approcciandomi al suo sequel ero consapevole che le vette raggiunte dal primo capitolo sarebbero state irraggiungibili, e così è stato. Ma Axis (2007, Robert Charles Wilson; letto nella versione Urania Mondadori del 2025; traduzione di Nicola Fantini) è comunque un bel libro, che consiglio a tutti coloro che hanno amato Spin1. Wilson ha un grande talento nel tratteggiare le ambientazioni, soprattutto quelle decadenti: certe visioni di Port Magellan e del pianeta Equatoria mi sono rimaste dentro. Ma sono stati diversi i passaggi molto nelle mie corde, tipo:
Quando lui aveva parlato di un milione di anni, lei aveva sentito il lontano ruggito delle montagne che si innalzavano ergendosi dal mare.
Era ovvio che sarebbe andata con lui. Verso il grande ignoto, o dovunque andassero le brave persone quando sparivano.
Peccato che – proprio come in Spin – sul finale la scrittura diventi un po’ troppo frettolosa, e quindi fumosa. Ma è un viaggio che vale la pena fare, anche in vista del terzo volume (che Urania pubblicherà nel corso dell’anno).
📖 Questa volta il mio annuale appuntamento con Simenon è stato deludente. Malempin (1940, Georges Simenon; letto nella versione Adelphi del 2024, traduzione di Francesco Tatò) è forse un’opera minore dell’autore, in cui anche il suo abituale stile asciutto si arena su una trama confusionaria che gira a vuoto. Ci può stare un passaggio a vuoto, quando in carriera pubblichi centinaia di romanzi.
🎞️ Ma che filmone è Codice d’onore (1992, Rob Reiner)? Me ne sono sempre tenuto alla larga, respinto dalla locandina con bellimbusti militari + bandiera a stelle e strisce, e l’ho messo sul radar soltanto quando, dopo la morte di Reiner, è comparso in diverse liste. È un thriller giudiziario tesissimo, tutto costruito sui dialoghi e sulle frasi a effetto, in cui lo sceneggiatore Aaron Sorkin (qui a inizio carriera) sale in cattedra. L’arringa finale mi ha genuinamente appassionato, e mi ha ricordato le emozioni che ho provato anni fa con Nel nome del padre (altro film con delle memorabili scene ambientate in tribunale). A sorpresa, c’è anche una grande interpretazione di un giovane Tom Cruise; meno a sorpresa, ci sono un paio di scene in cui Jack Nicholson si mangia lo schermo. Consigliatissimo. (Neanche a farlo a posta, da poco è uscito un bel video di Gabriele Niola che racconta la genesi del film).
📺 Ho visto anche The Mandalorian (2019-2023, Jon Favreau) – e già che c’ero pure The Book of Boba Fett (2021, Jon Favreau). Ne ho parlato nel primo pezzo monografico della newsletter, in mezzo a tante altre riflessioni sul mio rapporto col franchise Star Wars.
🕹️ Io lo sapevo che Deus Ex: Invisible War (2003, Ion Storm) sarebbe stato un pessimo sequel, ma speravo che fosse almeno un gioco decente. Devo ammettere che per lunghi tratti lo è anche stato, e alcune cose le fa bene: tipo l’atmosfera generale e la possibilità di barcamenarsi tra le varie fazioni. Poi però il gameplay è diventato sempre più frustrante, la trama sempre più ingarbugliata, e il confronto con l’originale (di cui avevo scritto qui) sempre più impietoso. L’ultimo livello mi ha irritato così tanto che, dei quattro finali disponibili, ho scelto quello apocalittico degli Omar, così almeno ho visto il mondo bruciare. Se il primo Deus Ex è ancora oggi una lezione di game design, posso affermare senza esitazione che Invisible War è il suo gemello malvagio.
🕹️ Ho finito la saga inaugurata da To the Moon (ne avevo scritto qui e qui) giocando ai due titoli che mi mancavano. Impostor Factory (2021, Freebird Games) all’inizio mi ha spiazzato con il suo sangue (pixellato), ma poi è tornato sui binari canonici ricollegandosi alla trama orizzontale della serie. Bello, ma meno commovente dei primi due capitoli, nonostante un focus sulla genitorialità che mi ha colpito duro. Just a To the Moon Beach Episode (2024, Freebird Games) è brevissimo, e mi aspettavo fosse poco più di uno spin-off; invece porta avanti e conclude la storia, con un finale amarissimo e malinconico come pochi. Nel suo complesso, una serie non per tutti i gusti, ma decisamente per il mio palato.
🕹️ Passiamo alla lesa maestà. Ho giocato ad Assassin’s Creed II (2009, Ubisoft Montreal) e l’ho trovato incredibilmente noioso. Intendiamoci: lo sforzo per rendere il gioco più vario rispetto al primo episodio si vede tutto. Ma sotto la superficie, il gameplay resta lo stesso dall’inizio alla fine, in un loop infinito che potrebbe essere persino voluto vista la cornice narrativa, ma che dopo una decina d’ore mi aveva già stancato (spoiler: me ne sono dovute sorbire altre dieci prima della fine). Peccato, perché la ricostruzione delle città rinascimentali italiane (Firenze, Monteriggioni, San Gimignano, Forlì e Venezia) è davvero d’impatto, e il gioco dovrebbe forse riciclarsi come simulatore di turismo storico. Anche perché il comparto narrativo è atroce, tra un protagonista che avrei preso a schiaffi tutto il tempo, un doppiaggio italiano imbarazzante e un finale con derive mistiche che mi ha fatto cadere le braccia. Pur riconoscendo l’importanza di Assassin’s Creed II nella storia dei videogiochi, ho deciso che, almeno per il momento, non proseguirò con il resto della trilogia di Ezio Auditore.
🔗 E ora, qualche link interessante che mi è capitato sott’occhio di recente:
Un giorno tutto questo sarà tuo. Un articolo personale e toccante del giornalista Dario Marchetti, sull’essere padri, sull’essere figli e su cosa sono davvero i ricordi.
Forse il videogioco è sperare che un giorno qualcuno riesca a svelare, in forma di codice e anima, cosa si sono detti, senza scambiarsi nemmeno una parola, un nipote appena nato e un nonno smemorato.
Dove sono finiti i film sotto le due ore?Una domanda molto attuale. Se l’è fatta Il Post.
Negli anni Ottanta, solo il 14% delle ampie distribuzioni superava le due ore, mentre ora lo fa il 32%; i film sopra le due ore e mezza erano invece meno del 2%, e oggi sono il 7%. E parallelamente si è quasi dimezzata la quota di quelli sotto i 90 minuti, passati dal 13% al 7%.
Portale Unico delle Comunicazioni Semplici (PUCS). Una cosa geniale: un sito parodia del tipico ente pubblico italiano, così pieno di dettagli accuratissimi che fa quasi paura.
Nota: per motivi di sicurezza, la sessione scade sempre esattamente quando si sta compilando l’ultimo campo di un modulo lungo.
Born Private. Segnalo un’iniziativa di Proton, che ha lanciato la possibilità di prenotare per quindici anni un indirizzo email da destinare a un minore, con tutte le garanzie e la privacy offerta dall’azienda.
43% of children under 18 have their own personal email address, according to a recent Proton survey. And for many people, that childhood inbox becomes the one they carry into adulthood — their first and most enduring digital marker.
Your name in landsat. Su questo portale della NASA potete inserire il vostro nome e otterrete un collage di immagini satellitari che lo compongono. Tipo questo:

L’inevitabile, inesorabile, insostenibile facebookizzazione di Instagram. Non frequento più molto Instagram – e i social in generale – ma ho trovato questo pezzo di Marta Clinco apparso su Rivista Studio incredibilmente a fuoco. (Ora vediamo quando tocca a Substack).
Quello che spiega davvero cosa è successo è più semplice e più difficile da digerire: la massa. Ogni piattaforma che raggiunge una soglia critica di utenti subisce la stessa trasformazione, con la stessa inevitabilità con cui una città che cresce oltre una certa dimensione sviluppa traffico, povertà, disuguaglianze, criminalità e disgregazione dell’identità.
Half-Life: l’importanza del contesto. Un articolo a metà tra il saggio e la retrospettiva su quel capolavoro videoludico di Half-Life. Lo ha scritto Andrea Rotondaro per Ludica.
Sebbene oggi ci sembri scontato che i videogiochi single player presentino una qualche forma di narrazione, all’epoca, soprattutto nei giochi FPS, la narrazione era vista dagli sviluppatori come un ostacolo al divertimento che, secondo loro, risiedeva soltanto nel piacere di sparare.
Personal Encyclopedias. Un tizio ha usato Claude Code per creare una simil Wikipedia sulla sua famiglia, usando come fonti foto, chat, social network, e poi ha creato un progetto open source con cui chiunque può replicare la cosa. Non so se sono più inquietato o ammirato, ma in ogni caso in questo post trovate tutta la storia.
Going through my friendships, I found moments of endearment that I had nearly forgotten, the days friends went the extra mile to be good to me. Seeing those moments laid out on a page made me pick up the phone and call a few of them. The encyclopedia didn’t just organize my data, it made me pay closer attention to the people in my life.
Preservare la storia dei videogiochi. Ludica ha pubblicato un intervento di Jordan Mechner su un tema che mi è molto caro: la preservazione della memoria culturale.
Tutti i giochi e i libri che ho creato sono stati resi possibili da ciò che li ha preceduti – compresi altri giochi, libri, film e storia a cui ho potuto accedere quando ne avevo bisogno, grazie ad archivisti e bibliotecari. Il loro lavoro è oscuro, e spesso non retribuito. Vorrei che almeno non fosse punito.
🎵 Per finire, una canzone. I’m Gonna Be (500 Miles), The Proclaimers, 1988. Potreste averla sentita in due o tre dozzine di film e serie tv:
- Più di un lettore di questa newsletter mi ha fatto sapere di aver letto e apprezzato Spin dopo che l’ho consigliato. Lieto di svolgere un servizio pubblico! ↩︎