Lo scrittore dimenticato

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Nel 2023 andai al Salone del Libro di Torino per un’attività legata al mio romanzo d’esordio. Mentre gironzolavo per gli spazi della fiera, uno stand più di ogni altro attirò la mia attenzione: quello dell’editore Neri Pozza, che esibiva una fila chilometrica che di solito preannuncia un firmacopie con uno scrittore importante.

Be’, il firmacopie c’era, e i libri pure. Solo che l’autore era morto ventiquattro anni prima. A firmare i volumi c’era invece l’illustratore che aveva realizzato le iconiche copertine dell’edizione europea.

Se conoscete il mercato editoriale lo avrete già intuito: si trattava di Blackwater, una serie di sei romanzi horror che è stata pubblicata in Italia da Neri Pozza nei primi mesi del 2023, diventando in breve tempo un caso editoriale. Quel giorno non riuscii ad avvicinarmi allo stand, ma mi ripromisi di approfondire la questione in seguito.

Blackwater l’ho finalmente letto negli ultimi mesi. Ne ho già scritto in questa newsletter (qui dopo il primo volume e qui dopo il secondo), e ho poco da aggiungere a quanto già detto, se non che il risultato finale è persino superiore alla somma delle parti. Eppure, ciò che mi è rimasto più in testa della saga non sono tanto i suoi aspetti narrativi o tematici, quanto la particolare storia editoriale che si tira dietro.

Quella del 2023, infatti, è stata la prima edizione italiana di Blackwater, ed è arrivata sulla scorta dello straordinario successo ottenuto dal libro in Francia, dove era stato pubblicato per la prima volta nel 2022. L’esordio della serie nelle librerie statunitensi, tuttavia, risaliva a quarant’anni prima. Già di per sé questo ritardo sarebbe bastato per accendere la mia curiosità, ma la scintilla è diventata incendio quando, negli ultimi tempi, ho notato che Neri Pozza ha cominciato a pubblicare altri romanzi dell’autore, tutti inediti in Italia.

Perché uno scrittore di questo calibro è passato inosservato per decenni? Ho cercato una risposta su Internet, ma non ho trovato articoli che saziassero la mia curiosità; al contrario, sembrava che McDowell fosse finito nel dimenticatoio, anche e soprattutto nel mondo anglosassone. Allora, ossessionato da questa incongruenza, ho cominciato a scavare; e ho scoperto quant’è profonda la tana del Bianconiglio.

L’ombra di Beetlejuice

Ho un metodo un po’ casareccio – e sicuramente poco accademico – per capire quanto un autore sia noto: vado su Wikipedia e vedo in che stato è la voce corrispondente. Anche stavolta sono partito da lì.

Al momento in cui scrivo, il lemma dedicato a McDowell sulla Wikipedia in lingua inglese è piuttosto scarno e ha un avviso riguardante la mancanza di fonti datato novembre 2010, segno che da allora nessuno ci ha lavorato seriamente. Per di più solo il suo romanzo d’esordio ha una voce dedicata, mentre nessun libro della saga di Blackwater ha ricevuto lo stesso trattamento1.

Michael McDowell (fonte: Wikipedia)

Il profilo che emerge da Wikipedia è quello di uno scrittore prolifico, autore di una trentina di romanzi, pubblicati a proprio nome o con quattro pseudonimi, tutti orbitanti attorno all’horror, al thriller e alle loro varianti. Un dettaglio, però, mi è saltato subito all’occhio: la sua carriera letteraria è condensata in meno di un decennio. Il suo romanzo d’esordio è del 1979, mentre l’ultimo è del 1987.

A partire dalla metà degli anni Ottanta, infatti, McDowell si dedicò sempre di più alle sceneggiature. Lavorò soprattutto in televisione, curando gli script di diversi episodi di serie tv horror o fantastiche e collaborando tra gli altri con George A. Romero (Un salto nel buio, 1984) e Steven Spielberg (Storie incredibili, 1985). Ma il suo lavoro più celebre, alla fine, arrivò col cinema: è infatti l’autore della sceneggiatura di Beetlejuice di Tim Burton2. La Wikipedia in inglese lo dice chiaro e tondo già nell’introduzione:

His best-known work is the screenplay for the Tim Burton film Beetlejuice.

Nella stessa introduzione, tuttavia, si afferma anche che Stephen King lo ha definito «il miglior scrittore di romanzi tascabili originali in America». E indizi sulla sua caratura da autore emergono anche altrove. Peter Straub, un altro celebre scrittore di letteratura fantastica, considerava McDowell «uno dei migliori autori di horror in America». E nel 1985 lo scrittore Douglas E. Winter raccolse in un libro – Faces of Fear – diciassette interviste ad altrettanti autori anglosassoni di letteratura horror: scorrendo la lista, oltre ai già citati King e Straub, e a fianco di scrittori come Richard Matheson e Clive Barker, compariva anche il nostro Michael McDowell.

Quest’ultimo punto è interessante. È la prova che, all’epoca, McDowell proprio un signor nessuno non doveva essere. Non solo. Sono incappato in un blog (ospitato su Blogspot!) chiamato Too Much Horror Fiction e interamente dedicato ai vecchi tascabili horror. In un post del 2015 firmato da Will Erricksonsono state pubblicate le scansioni dell’intervista di Winter a McDowell, in cui l’autore con grande lucidità rivendica il suo status di scrittore commerciale:

I am a commercial writer and I’m proud of that. […] I am writing things to be put in the bookstore next month. […] I think it is a mistake to try to write for the ages.

Siamo nel campo dei tascabili e della letteratura di consumo, insomma. Eppure, come fa notare Errickson, dopo aver concesso quest’intervista McDowell non ha più pubblicato alcun romanzo horror, focalizzandosi interamente sulla propria carriera televisiva e cinematografica.

Tempo pochi anni, e McDowell scompare del tutto dai radar. Cosa è successo?

Fuori catalogo

Una prima risposta l’ho trovata in un post firmato da Richard Gerlach e intitolato Michael McDowell: The Gay Man Responsible for 80s Classics, pubblicato su Divination Hollow, un portale dedicato alla letteratura di genere: negli anni Novanta McDowell sviluppò una dipendenza da cocaina, che ebbe conseguenze dirette sulla sua carriera professionale.

Lo stesso articolo getta anche una luce interessante su parte della sua produzione letteraria. McDowell – dichiaratamente omosessuale – negli anni Ottanta pubblicò una serie di romanzi thriller incentrati su un barista gay, che finisce con l’indagare su alcuni delitti avvenuti nella comunità omosessuale di Boston. A pensar male, potrei sospettare che proprio l’omosessualità di McDowell – e il fatto che sia morto per le conseguenze dell’AIDS – abbia avuto la sua parte nel consegnare l’autore all’oblio.

Sta di fatto che McDowell morì il 27 dicembre 1999, a quarantanove anni. Ho cercato in rete articoli dell’epoca, conscio che parliamo degli albori di Internet e che i server non sono eterni. Eppure qualcosa ho trovato: il Washington Post e Variety gli dedicarono un breve trafiletto, quasi tutto incentrato sulla sua carriera audiovisiva; mentre il Los Angeles Times citò più nel dettaglio la sua produzione letteraria, menzionando anche Blackwater, ma aprì il pezzo ancora una volta con Beetlejuice. Il McDowell scrittore, come al solito, era spinto nell’angolo dal McDowell sceneggiatore.

La prima edizione americana de La piena, titolo che apre la saga di Blackwater,pubblicata da Avon Books nel 1983 (fonte: Reactor)

Negli anni successivi questo scenario sembrò consolidarsi. Nel 2009 Christopher Fowler firmò un articolo apparso su The Independent che ha un titolo programmatico: Forgotten authors No.36: Michael McDowell. Nel pezzo veniamo a sapere che in quell’anno, almeno nel Regno Unito, tutti i libri di McDowell erano fuori commercio, anche se il giornalista aveva «avvistato quattro volumi di Blackwater in una libreria di seconda mano a Brighton».

La traccia successiva mi ha portato al 2014, quando Will Errickson (ancora lui!) scrive un articolo per Reactor dal titolo Summer of Sleaze: The Southern Gothic Horrors of Michael McDowell. Errickson fa una retrospettiva della saga di Blackwater, affermando:

I don’t know how successful Blackwater was, but I saw lots of creased, worn-out copies in my days as a clerk in a used bookstore more than 20 years ago.

Ma soprattutto, ci informa che una ristampa delle opere di McDowell è prevista negli Stati Uniti per l’anno successivo, il 2015.

La cosa è confermata anche da una serie di tre articoli scritti da Jasper Bark proprio nel 2015 e pubblicati su This Is Horror. Il titolo dei pezzi – Who the Fuck is Michael McDowell? (parte 1, parte 2, parte 3) – dice tutto, ma gli articoli sono interessanti per diversi motivi. Innanzitutto Bark ci informa che nessuno dei suoi amici, nel Regno Unito degli anni Ottanta, conosceva McDowell: segno che, anche rimanendo nello stesso contesto linguistico, lo scrittore aveva fatto fatica ad affermarsi da questa parte dell’oceano. Bark stesso, all’epoca, lo aveva scoperto leggendo un’intervista all’autore apparsa su una rivista, e da quel momento aveva cominciato a notare il suo nome sui titoli di coda di alcune serie tv, arrivando a considerarlo «uno dei miei scrittori preferiti tra quelli che non avevo mai letto». Bark recuperò la sua intera produzione anni dopo, definendo McDowell «criminally underrated». Gli stessi articoli ci confermano che l’opera omnia dell’autore era in fase di ristampa, grazie a «Valancourt Books e altri valorosi editori indie».

Insomma, a metà degli anni 2010 qualcosa sta finalmente accadendo. Addirittura nel 2016 esce Cold Moon, un film tratto dal suo libro Luna fredda su Babylon; e anche se sulla locandina era pubblicizzato come «from the writer of Beetlejuice», forse era un segno che il McDowell scrittore stava per risalire la china e uscire dal buco nero in cui era stato risucchiato.

Forse, appunto. Non andò così.

Rinascimento europeo

La ripubblicazione delle opere di McDowell passò quasi inosservata. L’edizione Valancourt Books citata da Bark, alla fine, venderà circa 3.000 copie: un’inezia per il mercato anglosassone. Negli Stati Uniti McDowell era sempre e solo quello di Beetlejuice, e basta. Ma la vita è un romanzo, e forse quella degli scrittori ancora di più. Nessuno lo poteva sapere, ma arrivati a questo punto della storia era già in moto un’assurda catena di coincidenze, che hanno portato i libri di Blackwater sul comodino di milioni di lettori.

Facciamo un passo indietro. Molti conoscono Il miglio verde, se non altro per l’adattamento cinematografico con Tom Hanks. Ma non tutti sanno che il film è tratto da un libro di Stephen King; o meglio, da una serie di sei volumi pubblicati con cadenza mensile nel corso del 1996, e poi riuniti in volume unico nel 1997. Il romanzo è preceduto da un’introduzione firmata da King stesso, che spiega la genesi dell’opera e i perché della pubblicazione a puntate, citando due casi simili risalenti a pochi anni prima: Il falò delle vanità di Tom Wolfe e – appunto – Blackwater di Michael McDowell3.

Anni dopo Dominique Bordes, editore francese fondatore della piccola casa editrice Monsieur Toussaint Louverture, legge questa introduzione e rimane colpito dalla menzione di Blackwater e di McDowell, un autore del tutto sconosciuto in Europa. Incuriosito, si procura i libri e li legge, rimanendone folgorato. Nel 2022 decide di acquistare i diritti di Blackwater e pubblicarlo in Francia nella stessa modalità con cui era apparso negli Stati Uniti nel 1983, e che era stata fortemente voluta da McDowell stesso: sei volumi in formato tascabile, da pubblicare ogni quindici giorni, con una veste grafica d’impatto.

È un successo strepitoso. La prima tiratura – 100.000 copie – va rapidamente esaurita. Il libro risulta uno dei più venduti in Francia nel 2022; a un anno esatto dall’uscita la serie raggiunge le 800.000 copie vendute, arrivando in seguito a superare il 1.150.000. Forte del successo d’oltralpe, Blackwater a quel punto viene portato in Italia da Neri Pozza, con lo stesso progetto editoriale e persino le stesse copertine (opera dell’artista spagnolo Pedro Oyarbide): i libri vendono 300.000 copie, un’enormità per il mercato italiano contemporaneo. In Spagna, dove viene pubblicata da un piccolo editore di Barcellona (Blackie Books), la saga vende 700.000 volumi.

Le mie sei copie di Blackwater, nell’edizione italiana di Neri Pozza

La riscoperta di McDowell si poteva dire compiuta. Merito dell’Europa, della curiosità di un editore francese e, in ultima analisi, di una menzione in un libro di Stephen King pubblicato trent’anni fa. Il successo di Blackwater è stato così debordante, che gli stessi editori hanno cominciato a pubblicare in Francia, Italia e Spagna altre opere dell’autore, affidando le copertine ancora una volta a Oyarbide.

Resta un’ultima questione irrisolta, e riguarda il rapporto tra McDowell e il pubblico anglosassone. In un articolo apparso su CrimeReads nel 2025 (From Out-of-Print to Global Hit: The Surprising Resurgence of Michael McDowell’s Blackwater Novels) Julia Steiner racconta del rinascimento europeo dell’autore e si chiede se otterrà lo stesso riconoscimento anche in lingua inglese. Nel settembre 2024, infatti, Blackwater è tornato disponibile anche sul mercato anglosassone, in un’edizione Transworld – un imprint di Penguin – che sfrutta ancora una volta le fortunate copertine di Oyarbide (forse quello che da questa storia ne ha ricavato più di chiunque altro). Come sta andando? Stando a quanto racconta Jeremy Wang-Iverson in un suo Substack (The afterlife of Michael McDowell), non altrettanto bene. Forse è ancora presto, o forse McDowell, per il pubblico anglosassone, è destinato a rimanere uno sceneggiatore fortunato o poco più.

Fuori dal limbo

La storia dell’oblio di McDowell e della sua fortuita riscoperta mi ha appassionato come un buon thriller, uno di quelli in cui la giustizia trionfa e il lettore è appagato dalla corretta risoluzione del caso. C’entra ovviamente il fatto che Blackwater mi sia piaciuto così tanto, ma anche un po’ di sano orgoglio pan-europeo per aver saputo riscoprire un autore americano che in patria era stato dimenticato – e chissà quanti autori di valore esistono al mondo, senza che noi ne siamo a conoscenza.

McDowell è finalmente fuori dal limbo: al Salone del Libro di Torino che si è appena concluso, il libro più venduto allo stand di Neri Pozza è stato L’amuleto, romanzo d’esordio dell’autore che è stato appena portato in Italia4. Presto lo leggerò, e farò lo stesso con le altre sue opere già pubblicate o in corso di pubblicazione, in attesa che – ne sono sicuro – arrivino film e serie tv ispirate ai suoi romanzi. Da parte mia, non posso far altro che consigliarvi ancora una volta Blackwater: senza esitazione agli amanti della letteratura di genere, e con un’esortazione a gettare il cuore oltre l’ostacolo a tutti gli altri, perché i temi di questo romanzo sono universali e vanno ben oltre le scene orrorifiche (poche ma intense).

E pensare che tutto è cominciato con una fila chilometrica al Salone del Libro, per farsi firmare un libro scritto da un autore morto ventiquattro anni prima. Uno spunto degno di un romanzo di McDowell.

  1. Paradossalmente, la Wikipedia in italiano ha sia una voce dedicata all’autore che una dedicata alla saga, seppur appena abbozzata. ↩︎
  2. Ha messo lo zampino anche in Nightmare Before Christmas, per cui scrisse un primo adattamento cinematografico ma non la sceneggiatura finale, a causa delle divergenze creative con Burton. ↩︎
  3. Potete leggere l’introduzione su Amazon, nell’estratto di anteprima del romanzo(saltate alla posizione 172 di 651). Ve ne consiglio la lettura: una storia nella storia, fatta di agenti immobiliari e letterari, case che sembrano uscite da un libro di Dickens e tragedie del passato. ↩︎
  4. La fonte è questo articolo apparso su Il libraio: Edizione record (e giovane) per il Salone del libro di Torino 2026 (con 254mila presenze). Ecco le date del 2027. ↩︎